Tecnica – Quando Longines inserì due quarzi

Tecnica - Quando Longines inserì due quarziLa soluzione del VHP sfruttò le leggi della Fisica.

Il quarzo. Un materiale che in Orologeria è amato e odiato. Inviso ai puristi della Meccanica, viene invece esaltato dagli “innovazionisti”.

Di certo c’è da dire che l’elettronica ha consentito un notevole passo in avanti nella misurazione del Tempo. Senza l’orologio atomico non avremmo la certezza dell’ora ufficiale, o perlomeno dovremmo accontentarci dell’approssimazione.

Ci fu un periodo, che sotto certi aspetti dura ancora oggi, che anche le maison più rinomate hanno profuso sforzi e ricerche sull’applicazione del quarzo i Orologeria.

Circola abbastanza spesso tra gli addetti ai lavori l’adagio di cui si vanta Blancpain: “Non c’è mai stato un Blancpain al quarzo. E non ci sarà mai”.

Nel corso degli anni ’80 Longines si gettò a capofitto su una soluzione di assoluta avanguardia. I tempi erano quelli dei più violenti attacchi da parte dell’Orologeria giapponese, e il periodo corrispondeva all’offensiva massiccia di LED e LCD provenienti da Hong-Kong. Assalti che fecero vacillare l’economia svizzera.

La precisione dell’orologio al quarzo mise tutto in discussione. Non si ragionò più di differenze di marcia oraria di qualche secondo, ma si iniziò a pretendere la precisione al di sotto del singolo secondo giornaliero.

A quel tempo, frequentando i più accreditati corsi di Orologeria, sia in Svizzera che in Giappone, ricordo che il consiglio era quello di regolare il trimmer di aggiustamento sulla frequenza del quarzo, in modo che l’orologio avanzasse di circa 25 centesimi di secondo al giorno.

Perché? Nella risposta sta il “tallone d’Achille del quarzo. Tutti sappiamo della sua proprietà piezo-elettrica. Se applichiamo una tensione elettrica ad una barretta di quarzo, questa inizia ad oscillare in modo costante. E la frequenza di oscillazione dipende dalle dimensioni della barretta stessa e dalla differenza di potenziale (“voltaggio”) applicata.

Il problema risiede nella Fisica.

Ma tutti questi calcoli sono prevedibili solo ed esclusivamente se anche la temperatura resta costante.

In laboratorio è sotto certi aspetti tutto molto semplice se si termostata l’ambiente. Ma nella vita di tutti i giorni la temperatura cambia per motivi naturali. Senza contare gli eventi eccezionali, oppure quando ad esempio infiliamo le mani nel frigorifero.

Regolando il trimmer in modo da avere un + 25 centesimi al giorno di aumento, si calcolò empiricamente che la marcia avrebbe dovuto risultare “grossomodo” coerente.

Ecco quindi che Longines, o meglio ETA, o meglio ancora la divisione ESA di quest’ultima, studio quello che poi si sarebbe chiamato VHP, acronimo di Very High Precision.

Si pensò di sfruttare la capacità del quarzo di reagire alle variazioni di temperatura. Nel momento in cui un secondo quarzo avvertiva una variazione di oscillazione, inseriva automaticamente un circuito correttore che andava a regolare il quarzo campione di frequenza.

In realtà il sistema VHP non ebbe il successo sperato, ma bisogna ammettere che funzionava egregiamente.

Restano sul mercato secondario ancora alcuni di questi Longines, e per un appassionato collezionista averne uno in bacheca potrebbe essere anche simpatico.

Attualmente la maison ha rinverdito il sistema creando una linea che riprende i gloriosi VHP del 1984.