Orologi Omega

La storia del Brand Omega

Calibro Omega 19

Calibro Omega 19

Nomen omen, il destino nel nome, come dicevano gli antichi Romani.
Omega è l’unica tra le maison del panorama orologiero ad aver tratto il nome da una sua creazione e non il contrario.
Con la produzione del calibro Omega 19″, la manifattura allora guidata dai fratelli Louis-Paul e Cesar Brandt intendevano comunicare che la loro maison, attraverso quell’orologio, costituiva l’atto definitivo della qualità, così come la lettera omega mette fine all’alfabeto greco.
Ma la storia di Omega nasce ben prima del suo nome.

L’anno ufficiale di nascita è il 1848 quando a La Chaux-de-Fonds il ventitreenne Louis Brandt diede avvio alla sua attività di Orologiaio, in Avenue Leopold-Robert 59, in un Comptoir nel quale rifiniva orologi anche per conto terzi.
Nel 1879, gli eredi di Louis Brandt, i figli Louis-Paul e Cesar, decidono di dare un taglio più moderno all’attività paterna, rompendo gli indugi e concentrandosi su una propria produzione soggetta a severi controlli di qualità interni.
L’attività dei Brandt era a quel tempo a 360° in quanto, parallelamente alla manifattura venivano commercializzati alcuni marchi tra i quali Patria, Jura, Gurzelen e Helvetia.

E’ questo il periodo in cui la manifattura si trasferì a Bienne per poter sfruttare le maggiori potenzialità che questa cittadina offriva nel campo orologiero.
Nel 1882 si registra un nuovo e definitivo trasferimento. Louis-Paul e Cesar acquistano una ex fabbrica di filature a Biel-Bienne in zona Gurzelen, la convertirono e ne fecero la sede della manifattura, ove ancora oggi si trova.
Il 1894 fu l’anno magico per la famiglia Brandt: nasce un nuovo calibro, delle dimensioni di 19 linee al quale viene imposto il nome Omega, che riscuote un così grande successo da identificare da quel momento in poi tutte le produzioni della manifattura.
Omega 19” è il primo orologio ad essere stato prodotto in serie ed ha quindi il grosso merito di aver inaugurato l’era dell’Orologeria Moderna.
Alla morte dei fratelli Brandt, avvenuta nel 1903, la manifattura è in grado di produrre circa 240.000 orologi all’anno, e conta circa 800 dipendenti.
La gestione passa nelle mani dei quattro figli tra i quali, il maggiore, Paul Emile segnerà definitivamente la Storia e la consacrazione definitiva dell’azienda di famiglia.

La sagacia e l’intelligenza strategica di Paul Emile porteranno a scelte fondamentali per l’affermazione definitiva di Omega, quali la sapiente gestione del periodo bellico a inizio secolo, e la fusione di Omega con Tissot, con la conseguente nascita a Ginevra di SSIH.
Il prestigio della manifattura continuava a crescere, e durante la seconda guerra mondiale, il brand fu chiamato a fornire la Royal Air Force.
La ricerca dell’ottimizzazione estrema dei segnatempo portò alla nascita di Seamaster, l’orologio che generò la collezione forse più suggestiva dell’intero catalogo Omega.

La maison si concentro infatti sullo studio delle caratteristiche di precisione, affidabilità e durabilità, con un successo senza precedenti.
Nel 1955 Omega assorbe Lemania e “aggredisce” il mercato degli orologi cronografici.
Nel 1957 nasce infatti Speedmaster, l’orologio che la Nasa assumerà come strumento per l’intera missione della conquista della Luna.
In realtà la Storia di Speedmaster può essere fatta risalire al 1943, quando Omega produsse il movimento “27 CHRO C 12”, disegnato da Albert Piguet. La cassa venne invece disegnata nel corso degli anni ’50 da Claude Baillod.

E’ questa una pagina estremamente importante per l’Orologeria tutta, che ha caratteristiche di umano romanticismo che non possono essere ignorate.
All’inizio della missione lunare, la Nasa, in tutta discrezione e segretezza acquistò 10 tra i migliori cronografi presenti sul mercato.
La scelta di non pubblicizzare la ricerca era dovuta alla necessità di non cedere a lusinghe commerciali o di sponsorizzazione, in quanto l’orologio prescelto doveva essere un vero strumento scientifico e non un comprimario della missione.

I 10 orologi acquistati furono: Elgin, Benrus, Hamilton, Mido, Piccard, Omega Bulova, Rolex, Longines, Gruen.
Di questi solo 3 vennero selezionati per essere sottoposti ad una serie massacrante di 11 test: Omega Speedmaster, Rolex Daytona e Longines Wittnauer.
Durante lo svolgimento dei test Rolex Daytona registrò due arresti della marcia, e precisamente in corrispondenza della prova di umidità relativa e a quella ad alta pressione.

Longines Wittnauer subì invece la deformazione del cristallo sia durante la prova ad alta pressione che durante il test di decompressione.
Omega Speedmaster fu l’unico orologio a non registrare anomalie sostanziali e a non aver mai cessato il funzionamento.
Dopo l’adozione da parte della Nasa, Omega Speedmaster ebbe il battesimo nello spazio il 7 ottobre 1962 al polso dell’astronauta Walter Schirra.
Naturalmente la pagina epica fu scritta il 20 luglio 1969 alle ore 02:56 GMT, quando Omega Speedmaster approdò sulla Luna, ma non al polso di Neil Aermstron come si potrebbe supporre, bensì a quello di Buzz Aldrin.
Questo particolare testimonia un’ulteriore motivo d’orgoglio per Omega.
Accadde infatti che durante l’allunaggio il cronografo elettronico di bordo si guastò e si decise di sostituirlo con il cronografo Omega Speedmaster di Neil Armstrong.

Da quel momento, spontaneamente e nell’immaginario popolare Omega Speedmaster divenne “Moowatch”, l’orologio della Luna.
Ma la Storia di Omega, ovviamente non si limita a questi strepitosi successi.
Gli anni ’70 vedono Omega, dominare insieme a Rolex il periodo “pre-quarzo”.
Ma Omega, pur mantenendo sempre viva la sua grande tradizione legata alla meccanica, decise di accettare la sfida dei giapponesi sul loro terreno favorito: l’elettronica.

Questa nuova avventura fruttò a Omega un nuovo record: nel 1974, periodo in cui i quarzi giapponesi imperversavano sul mercato, il brand di Bienne produsse un orologio ben 10 volte più preciso di un orologio a quarzo tradizionale.
Gli anni tra il 1975 e il 1980 sono noti come il periodo buio dell’Orologeria svizzera, e Omega, per questioni non certo tecniche ma prettamente legate alla generale crisi monetaria, attraversa il periodo più buio della sua Storia, durante il quale venne un nuovo e indiretto riconoscimento della sua valenza assoluta.
Si registra in questo periodo un forte interesse del colosso Seiko all’acquisizione della maison Omega, evidentemente ritenuta dai Giapponesi la più appetibile tra le maison storiche orologiere.
Omega tenne duro e non se ne fece nulla.

Contemporaneamente, però, avviene l’incontro nello Spazio tra le navicelle statunitense Apollo e quella sovietica Soyuz, favorendo l’acquisizione di Omega Speedmaster al polso degli astronauti sovietici.
Nel 1889 Omega divenne l’orologio ufficiale anche delle missioni russe.
Negli anni immediatamente successivi si assiste ad una prepotente rinascita del brand, il quale nel 1994 ripropone una complications: si tratta del favoloso tourbillon centrale, che rivoluziona la posizione canonica di questa mitica complicazione, coinvolgendo tutta la logistica del movimento meccanico.

Il 1996 è un altro anno da ricordare nella Storia del brand, con la sua acquisizione da parte della famiglia Hayek, attuale proprietaria del brand anche attraverso la titolarità di Swatch Group, il più importante colosso dell’Orologeria Svizzera e Mondiale.
Da quel momento si moltiplicano successi e riconoscimenti.
Omega diviene l’orologio di mitici e illustri personaggi tra cui il velista Peter Blake e James Bond, il quale sostituì con Omega il suo classico e vecchio Rolex Submariner.

Ma quel che più interessa alla maison resta indiscutibilmente la sua egemonia tecnica e tecnologica, sancita e confermata in assoluto negli ultimi anni con la produzione nel 1999 del Cal. 2500, il quale era equipaggiato da uno scappamento di manifattura ideato da George Daniels e al quale solo il genio di Nicholas Hayek diede il giusto credito: lo scappamento coassiale.
Si tratta della più importante e rivoluzionaria innovazione tecnica introdotta in orologeria negli ultimi due secoli.
Il 24 gennaio 2007 Omega produce 8500, un calibro interamente di manifattura, integrato dallo scappamento coassiale.
Oggi Omega equipaggia abitualmente molti orologi delle sue collezioni con la spirale in Titanio 14, la quale si libra completamente libera in quanto non vincolata dalle classiche lips legate alla racchetta di regolazione.
Si tratta di un’innovazione eccezionale che ha destato l’interesse di Patek Philippe.

In virtù dell’amicizia che lega le famiglie Stern e Hayek, Omega ha concesso a Patek l’utilizzo del brevetto della spirale libera per alcuni esemplari.
Ma la Storia di Omega, non termina qui. Le pagine più belle devono essere ancora scritte.

Service

Omega riserva una grande attenzione al servizio post-vendita.

Il Laboratorio Centrale è ubicato presso la sede di Swatch Group a Milano in Via Washington 70, ed è anche aperto al pubblico per ogni tipo di riparazione relativa ad orologi Omega.
Vengono convogliati in questa sede tutte le riparazioni in garanzia.
Le riparazioni fuori garanzia possono essere affidate anche a quei laboratori di Concessionari Ufficiali che hanno raggiunto il 3° livello, grado massimo relativo alle disposizioni tecniche e logistiche del Customer Care di Omega.

I pezzi di ricambio originali Omega sono distribuiti da Swatch Group esclusivamente ai Concessionari i cui laboratori hanno conseguito il livello 3.

La sostituzione e l’acquisto degli articoli accessori, come cinturini, bracciali o il cambio della batteria negli orologi Omega a quarzo, possono essere effettuati anche presso concessionari che hanno ottenuto il 1° o il 2° livello tecnico, a seconda dell’intervento specifico.

E’ bene informarsi presso il Concessionario relativamente al livello tecnico attribuito da Swatch Group, titolare del marchio Omega.

I recapiti del Centro Assistenza di via Washington 70 a Milano, sono i seguenti:

Telefono: +39 – 02 57597 800
Fax: +39 – 02 57597 356
E-mail: customercare@it.swatchgroup.com

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