Luino-Lucerna in Bici per una Impresa No Limits.

Luino-Lucerna in Bici per una Impresa No Limits di Mario Pistocchini

 

Lucerna e Losanna, due nomi di città che prima mi confondevo spesso, ma che dal 23 luglio del 2012 non confonderò più.

Il 23 luglio è, infatti, il giorno in cui sono partito da casa per arrivare a Lucerna.

L’idea di andare in quella città non mi è stata suggerita da nessuno, e non avevo neanche motivo di andarci, l’ho semplicemente scelta un pomeriggio di Febbraio guardando su una cartina una città abbastanza grande, carina da girare, e abbastanza lontana da casa mia.

Mario Pistocchini sul Passo del San Gottardo

Mario Pistocchini sul Passo del San Gottardo

Da quel pomeriggio di Febbraio (durante il quale avrei dovuto studiare) durante i pomeriggi di studio spesso facevo pause per guardare la strada, i nomi dei paesi, le valli, le foto dei posti li vicino; non vedevo l’ora di andare! Non ce la facevo più ad aspettare.

Così aspetta Oggi, aspetta Domani finalmente l’ora è arrivata, il Lunedì 23 Luglio alle 4.00 di mattina.

La sveglia l’avevo messa alle 3.55, la partenza era programmata per le 4.20.

Sapevo che non sarebbe stata una passeggiata attraversare le Alpi per arrivare a Lucerna, distante 220 Km da casa, ma quello che più mi preoccupava erano i miei “problemi intestinali”.

Era già qualche giorno che li avevo quindi il peggio probabilmente sarebbe dovuto essere passato, ma chissà non ne avevo la certezza.

Nonostante questi Problemi la mia tabella di marcia non è cambiata. Appena partito era notte, l’alba è arrivata appena entrato in Svizzera, dopo la dogana di Zenna, ma le luci le avevo spente già prima, viaggiavo infatti nel buio, la lucina dietro rossa lampeggiava sempre, mentre quella davanti che avrebbe dovuto illuminare la strada, la accendevo solo quando arrivavano macchine, altrimenti  era spenta.

Io pedalavo nell’oscurità della strada circondata da alberi, in riva al lago, seguendo la striscia bianca in mezzo alla strada. Arrivato dopo Bellinzona prima  “tappa carta igienica”, ma tutto sommato ero felice di avere già fatto quasi 50 Km senza avere avuto di questi inconvenienti, poi avevo trovato un posto così tranquillo e riservato che il fastidio di quell’arrivo improvviso era minimo.

Intanto stava sorgendo il sole, il cielo era limpidissimo, le nuvole assenti. In quei giorni c’era l’anticiclone delle Azzorre. Meglio, così il tempo ero sicuro sarebbe stato più che ottimo.

Ripartito più leggero di prima (non tutto il male viene per nuocere) ho deciso di cambiare versante della valle. Avendo Bellinzona alle spalle prima ero dalla parte destra della valle, ma quella strada era troppo trafficata poiché univa Bellinzona a Biasca. Passato dalla parte sinistra della valle le macchine erano dell’ordine di 3 veicoli ogni 5 minuti, decisamente più accettabile rispetto a prima.

Arrivato al paesino di Preonzo il mio sguardo è stato attirato sul versante della montagna. Una frana enorme era venuta giù qualche mese prima, ne avevo sentito parlare al telegiornale, ma vederla dal vero faceva paura, dicono che entro il 2020 si dovrebbero staccare ancora enormi quantitativi di rocce da lì, tanto da obbligare le imprese nella pianura sottostante a cambiare sede.

Passato il paesino ho avanzato adagio fino a Biasca, da qui sapevo che sarebbe cominciata la salita, e così è stato. Una salita che fino ad Airolo  non è stata particolarmente dura come pendenza, ma da Airolo…!!

In 12 Km avrei dovuto fare quasi 1000 metri di dislivello, però per arrivare a Lucerna dovevo passare da lì non avevo scelta. Ho deciso quindi di pensare di meno e pedalare di più. Così sono arrivato al passo del San Gottardo.

Qui l’orologio mi diceva che ci sarebbe stato giusto il tempo di  mangiare una brioche e di fare una foto, la parte più dura l’avevo fatta, ma Lucerna era ancora lontana, era meglio non perdere troppo tempo; poi ero ansioso di continuare il viaggio, ora mi aspettava la discesa!!

Il primo paesino incontrato è stato Andermatt, e poi tutta un’altra serie di paesini più o  meno grandi fino ad arrivare ad Altdorf, alla fine della vallata e all’inizio del lago dei 4 cantoni, sul quale molti Km più avanti, si affacciava anche Lucerna.

Fino a Brunnen ho costeggiato il lago, da lì avrei potuto, o continuare a costeggiare il lago fino ad arrivare a Lucerna, o prendere la strada a destra che attraversava il paese, e si perdeva tra i campi, i prati, e le colline del nord delle Alpi, e che si sarebbe riunita, girando intorno ad una serie di montagne, alla strada che costeggiava il lago dei 4 cantoni. Ho optato per la seconda possibilità, il perché?

Semplicemente perché tra quei prati e tra quelle colline era stata costruita, ed era più attiva che mai, la fabbrica della famosissima Victorinox.

Mario Pistocchini e la Celebre Victorinox

Mario Pistocchini e la Celebre Victorinox

Arrivato lì davanti ho fatto una foto e sono ripartito subito. Ero curioso di vedere dove venivano creati i coltellini diventati ormai celebri in tutto il Mondo. Ho pedalato sulle rive di due laghi, il lago di Laurenz  e il lago di Zug, fino ad arrivare ad una collina, la quale, passata, mi avrebbe portato ancora sul lago dei 4 cantoni, a una decina di Km da Lucerna.

All’arrivo in città la mia anima trionfava, sentimenti non seguiti dal mio corpo, che dopo 12 ore, 220 Km e 2000 metri di dislivello, preferiva fare una doccia piuttosto che trionfare, ma fidatevi di me che lo conosco bene, era felicissimo pure lui.

Accontentato lo spirito, ho deciso di accontentare anche il corpo, così sono andato al  camping che avevo trovato la sera prima su internet, e ho chiesto sperando che avessero posti liberi, per dormire 2 notti. I posti c’erano, perfetto.

 

Una gentile ragazza mi ha accompagnato al dormitorio. Erano camerate da 6, ma mi andavano benissimo, a me bastava un materasso e un cuscino, e siccome c’erano andava benissimo così, tanto lì ci andavo solo per dormire.

La ragazza, tornata alla reception, mi ha lasciato solo, così sono andato a farmi una doccia. Capperi però com’erano lontani i bagni dal mio comodo lettino! Il mio intestino stava già architettando una vendetta atroce vista la distanza dal dormitorio al gabinetto; ma tutto è andato in fumo quando sono riuscito a trovare dei bagni molto più vicini, ecco così in caso di attacchi improvvisi due balzi ed sarei stato in salvo, un altro problema risolto.

Arrivato in bagno sono entrato in uno stanzino nel quale c’era la doccia, sentivo le voci di molte donne che si truccavano e parlavano, ormai erano le 17.30 e le persone cominciavano a tornare dal lago, il campeggio si popolava, ma parlavano in lingua tedesca io non capivo nulla.

Finita la doccia sono andato dove c’erano i lavandini, ma quante donne che si truccavano e parlavano!! Ma i maschi??? Neanche uno. La prima impressione è che li i maschi fossero tutti dei puzzoni; Poi nell’uscire ho capito dov’erano tutti i maschi! L’ho capito da una sola parola, scritta sulla porta degli spogliatoi nei quali entro entrato.

Questa parola era WOMEN. Ecco perché non c’era neanche un maschio, ero finito negli spogliatoi delle donne!!

Dopo il piccolo errore sono tornato in città per cercare un supermercato, era ora di cena e il pancino brontolava. Nel cercarlo ho girato un po’ Lucerna, CHE BELLA CITTA’!!

Mario Pistocchini in Posa

Mario Pistocchini in Posa

Pulita, ordinata, tranquilla come il giardino di una villa inglese. La gente calma e tranquilla girava prevalentemente in bicicletta, spesso c’erano bus, poche macchine, considerata la grandezza della città; case perfette non una tegola fuori posto, non una carta per terra, non una sigaretta su alcun marciapiede (non sto esagerando, provare per credere!); ma la cosa che più mi ha fatto innamorare di quella città, come di tutto il nord delle Alpi da me conosciuto, è la quantità di migliaia di Km di piste ciclabili !!

Accanto ad ogni stradina, anche la più piccina c’era la sua pista ciclabile, inoltre c’era un rispetto ed un’educazione generale di quelle persone talmente impressionante che sembrava quasi di essere presi per il C..O.

Girando per questo, a mio parer, paradiso, sono riuscito a trovare un supermercato. Dopo aver accuratamente legato la bicicletta sono entrato.

Cavolo anche nei supermercati la merce costava tantissimo, nei ristoranti per un piatto di pasta dovevi sborsare 20 franchi, ma pensavo che nei supermercati i prezzi fossero più contenuti; mi sbagliavo, ma dovevo pur mangiare. Così ho preso pane, acqua, yogurt, brioches, sono tornato in riva al lago vicino ad una fontana e lì ho divorato la mia ottima cena.

La gente mi guardava strano, ormai erano le 19.00 passate, la gente passeggiava vestita bene e con eleganza. Io ero stravaccato sul bordo della fontana, vestito da ciclista, con affianco a me la mia bicicletta, e il mio zaino;  la gente quindi mi guardava come se fossi alieno, ma poco mi importava di questo, siccome nessuno ha diritto di esprimere opinione finché non conosce tutte le risposte, e quelle persone riguardo a me non sapevano nulla.

In particolare uno mi guardava strano, o meglio, più strano degli altri, questo almeno qualche risposta in più l’ha cercata. Si è avvicinato e ha cominciato a farmi un po’ di domande,come mi chiamavo, da dove venivo, cosa ci facevo lì, il tutto in inglese, la nostra discussione non è durata molto. Dopo avergli risposto all’inizio non credeva alle sue orecchie.

Dopo mi ha fatto 1000 complimenti per l’impresa facendo pure il gesto riferito a me col muscolo del braccio, come braccio di ferro, penso volesse dirmi che sono forte, non penso stesse cercando di fare rissa.

Poi è andato, io ho finito di mangiare,  mi era venuto sonno, ma prima di andare a letto volevo fare un giretto serale per il centro città (sempre in bici). Entrato nella zona chiusa al traffico non riuscivo a tenere la dritta. Questa continuava a girare da destra a sinistra, dall’alto al basso per osservare e guardare ogni singolissimo particolare di quello che mi circondava. Non volevo perdermi neanche un secondo di quei tre giorni andando in giro con noia o disinteresse.

Le case erano piene di particolari, i tetti ripidi, le pareti per la maggior parte piene di disegni e dipinti, fiori dappertutto, strade asfaltate o lastricate alla perfezione, i vari negozietti erano colorati come nelle fiabe, non un filino d’erba che fosse cresciuto dove non doveva. C’erano però molti pub dai vetri oscurati dai quali ogni tanto uscivano tripponi pelati con una o due ragazze niente male, ambienti pericolosi, ma basta non entrare e si è a posto.

Finito il mio giretto sono tornato al camping dove un letto e un cuscino mi aspettavano. Al mio arrivo nel pomeriggio il dormitorio era deserto, ma al mio ritorno alla sera c’era un uomo sulla cinquantina. Veniva da Londra e stava cercando lavoro in qualcuno tra i numerosi mega hotel del posto. Da tre giorni ci provava, ma non aveva ancora trovato niente.

Gli ho chiesto come mai fosse venuto da Londra per cercare lavoro in quella città, l’unica cosa che ho capito è che sua moglie lavorava a 200 Km di distanza, non ho capito altro, parlava in inglese molto molto velocemente, io annuivo con la testa per sembrare intelligente, ma di quello che diceva non coglievo che qualche parola qua e là.

Prima che cominciasse ad avere dubbi sul mio inglese sono andato a dormire. Avevo la mia bici proprio a fianco del letto, era appoggiata con un pedalino sul materasso per tenerla in equilibrio, e le ruote sui ferri laterali delle testate del letto.

Per fortuna che sono stato previdente e ho portato i tappi delle orecchie perché l’amico inglese russava peggio del papà dopo avere mangiato vitello tonnato, il che è terribile (chi ha provato mi capisce); ma con le precauzioni da me prese sono arrivato al mattino senza aprire un occhio.

Anzi a dire la verità gli occhi li ho aperti, più che aperti meglio dire spalancati all’improvviso, come quando si fanno brutti sogni,ma non avevo fatto incubi. Per non essere scurrile ci tengo a ricordare che in quei giorni avevo problemi intestinali che fanno venire mal di pancia, il quale se trascurato sarebbe sfociato in improvvise manifestazioni.

Fortunatamente ho il sonno leggero e ho risolto quando la situazione era ancora ai livelli del mal di pancia. Tornato nel mio lettino mi sono rimesso sotto le coperte…. Ah no scusate, non le avevo le coperte, avevo solo il materasso e il cuscino, dormivo con un paio di calzoni lunghi e una maglia a maniche lunghe, ma mi andava benissimo così, tanto ho continuato a dormire alla perfezione ugualmente.

Dopo qualche ora è sorto il sole. Mi sono svegliato che il terribile russatore era già andato alla ricerca di un lavoro. Una veloce lavata di denti (sta volta nel bagno dei maschi) e via ancora in sella alla mia bici. Il programma della giornata prevedeva un giro per Lucerna, e il proseguimento oltre la città per una ventina di Km oltre Lucerna per vedere cosa c’era attorno.

Il giretto nel paese mi ha lasciato ancora a bocca aperta, sono passato su i due ponti coperti e su un altro che sentivo dondolare, e che dondolava, come se ci fosse il terremoto, non so se a causa delle persone che camminavano su o per la corrente del fiume. C’era il mercato, ma abituato a quello di Luino sembrava molto piccolo, e poi vendevano solo verdura, frutta, formaggio e salumi.

Pedalata dopo pedalata sono arrivato fuori la città. Oltre sono tutti campi, qualche industria, prati, coltivazioni e qualche paesino qua e là. Strade poco trafficate eppure con a fianco la ciclabile, che sogno. La ciclabile che parte da Lucerna corre lungo il fiume Reuss (il fiume che esce dal lago dei quattro cantoni, sul quale si affaccia Lucerna) poi si unisce alla ciclabile del Reno e arriva fino a Rotterdam, sono 1250 Km di pista ciclabile.

Magari il giorno che diventerò miliardario, e avrò due settimane di tempo, la farò magari anche col papà, con il quale è già in progetto di arrivare a Roma, da Luino. Uno dei paesini tra i campi è Emmen, qui c’è la fabbrica “Emmi” la quale fornisce la maggior parte dei prodotti “da mangiare e bere” a tutta la Svizzera. Industria importantissima, importanza confermata anche dalla grandezza, era gigantesca, pedalando a una velocità abbastanza elevata ci ho messo quasi un minuto a passarci affianco.

Pedalando il tempo passava e la fame cresceva. Così a 75 Km dalla Germania ho girato la bici e sono tornato indietro. Ho mangiato ad una Migros (supermercato svizzero) e sono tornato a Lucerna, qui ho girato tutto il pomeriggio vedendo di quei posti DA SOGNO, tra cui il più bello è un parco con prato inglese, il quale ha delle collinette e piante che ombreggiano, il tutto in riva al lago (acqua cristallina e spiaggia di sabbia morbidissima bianca). Parco di un kilometro e mezzo quadrato a grandi linee.

Mario Pistocchini a Lucerna

Mario Pistocchini a Lucerna

C’era gente in costume dappertutto, lì si stava rilassando mezza Lucerna. Ormai era sera, avevo fame, così sono andato alla COOP a prendere qualcosa per cenare e qualche rifornimento per il giorno dopo. Ho preso pane, yogurt, succo, uva, e due tavolette di cioccolato per il giorno successivo, mezza per la colazione, e la rimanente tavoletta e mezza come energia, pulita, per il viaggio.

Dopo la cena ancora un giro per la magica città e poi a nanna. Pensavo di essere ancora solo col mio amico, ma arrivato al dormitorio ho visto che c’erano altri due letti con su dei vestiti. Ho capito subito che si trattava di donne o di ragazze, infatti i vestiti erano piegati. E avevo ragione.

 

 

Dopo un lungo e incomprensibile dialogo in inglese col londinese, che ancora non aveva trovato lavoro, ecco arrivare le occupanti dei letti. Erano due ragazze che erano in giro a visitare le città, avevano già visitato Firenze e Ancona, erano probabilmente tedesche o olandesi. Io ormai ero a letto erano le 22.00 e al mattino mi sarei dovuto svegliare presto.

Pensavo, siccome erano amiche, che avrebbero parlato per tutta la notte, invece una volta spente le luci si sono messe a dormire. Anche l’inglese si era addormentato nel frattempo!! Loro parlavano tedesco, ma la frase che si sono scambiate sottovoce, alla prima russata dell’inglese l’ho capita bene!!

L’esclamazione di paura, per il rumore che avrebbero dovuto sopportare tutta la notte, è stata la seguente “”OH MY GOD”, per chi non sapesse l’inglese (OH MIO DIO). Io ormai ero abituato, poi coi tappi nelle orecchie non sentivo nulla. Loro non so come abbiano fatto a dormire, semmai abbiano dormito.

Quella notte è andata via liscia senza attacchi intestinali. Ho dormito come un angioletto. Come mi capita di solito, mi sono svegliato qualche minuto prima della sveglia, meglio almeno non ho rotto le scatole a chi dormiva. Ore 4.50, mi sono alzato e mi sono vestito in silenzio e al buio, le due ragazze erano una nel letto sopra il mio (erano letti a castello), e l’altra nel letto di fianco sempre al piano superiore. A quella sopra il mio letto non ho fatto caso, ma di quella affianco, quando mi sono vestito, ho visto il riflesso della luce negli occhi. Era sveglia. Di sicuro non a causa mia, avevo fatto tutto senza fare alcun rumore.

Mi guardava, forse perché pensava dove andavo alle 4.50 di notte in bici, o più probabilmente perchè voleva chiedermi aiuto per salvarla. Per salvarla da chi?  Per salvarla dall’INGLESE!!. Infatti una volta tolti i tappi dalle orecchie ho sentito un rumore simile a 100 maiali che grugniscano tutti assieme, era terribile. Per fortuna i vetri erano di plastica altrimenti si sarebbero rotti a causa di un rumore simile.

Uscendo ho dato una pedata al letto del russatore, così da aiutare il prossimo, e da vendicarmi delle due notti. Dopo un picco da 200 decibel e trenta secondi di apnea l’inglese ha ricominciato a respirare normalmente, forse avevo risolto la situazione; ma questo non lo saprò mai, io ero già in sella. Fuori era ancora notte, faceva un freddo cane, così ho cominciato a pedalare più forte per scaldarmi, ha funzionato.

Fino alle 5.30 non ho visto in giro nessuno. Mi sembrava strano, io abito in zona di confine e a quell’ora c’è già la colonna dei frontalieri. Lì c’erano solo i fili d’erba, addormentati pure loro, nel silenzio dei capi, i lampioni con la loro bella luce gialla calda, le casette e la strada. Verso le 5.30 ho cominciato a vedere qualche macchina, e due persone in bici con dei borsoni dietro sul portapacchi, chissà da dove venivano.

Il primo pezzo di strada non è stato lo stesso dell’andata, infatti non sono arrivato a Brunnen passando dai campi, bensì costeggiando il lago. Il tutto incrociando solo 4 macchine, una nella direzione opposta alla mia e tre nello stesso senso di marcia. Arrivato a Brunnen ho preso la ciclabile per andare verso Altdorf, paese dal quale comincia la vallata che porta al San Gottardo.

Avevo appena fatto due Km su quella ciclabile quando mi si è affiancato un ciclista che ha cominciato a guardarmi strano, erano le 6 di mattina troppo presto per un ubriaco pazzo, poi un ubriaco di sicuro non riuscirebbe ad andare in bici. Allora chi era costui?? Cosa voleva da me? La strada era pianeggiante e approfittandone avevo già cambiato rapporto per fare una volata di qualche minuto sui 50 km/h così da lasciarlo indietro, stavo già mettendo forza nei pedali quando dalla sua bocca mi sembrava fosse uscito un “Ciao Mario”.

Avevo il rumore dell’aria delle orecchie non pensavo di avere sentito giusto, così la mia risposta è stata “EHHHHHHH??” E lui, “tu Mario, Lucerna? Ieri evening (sera)”. Poi intanto che pedalavamo si è tolto caschetto e occhiali, e lì si che l’ho riconosciuto!! Era quell’uomo con cui avevo parlato il primo giorno intanto che mangiavo sul bordo della fontana. Probabilmente era mezzo matto anche lui se alle 6.00 di mattina era già a 50 Km da Lucerna, città in cui vive.

Salutato l’ho lasciato andare, io ho diminuito un po’ il passo; avevo ancora le Alpi da attraversare. Sinceramente avendo fatto la stessa strada in discesa due giorni prima pensavo di fare più fatica ad arrivare al passo del San Gottardo. Invece prendendo la strada adagio adagio e facendo brevi soste (30 secondi) per mangiare un po’ di cioccolato, sono arrivato in cima che avevo tanta di quell’energia da sentirmi invincibile.

Mario sul San Gottardo

Mario sul San Gottardo

L’ultimo pezzo di salita infatti l’ho fatto ad una velocità pazzesca, non tenendo conto però che dal passo c’erano ancora 115 Km per arrivare a casa. Arrivato in cima ho cominciato a scendere dalla parte sud delle Alpi, per la strada della Tremola. Salendo la velocità era ridotta e non mi hanno disturbato i san pietrini di cui è lastricata la strada; ma scendendo!!!

Mamma mia, le ruote della bici da corsa erano gonfissime, dure come il legno, e scendendo da lì mi traballava tutta la dentiera, i denti si stavano impiccando pur di smettere di traballare, mi si mischiavano pure le idee. Per fortuna dopo i primi Km è tornato l’asfalto.

 

 

Tutto ancora vibrante per la discesa sono riuscito a raggiungere Airolo. Qui sono entrato a prendere un succo alla COOP. Ci voleva, era bello fresco. E fresco è rimasto, per circa 20 minuti. Infatti mentre al nord delle Alpi la temperatura era accettabile, al sud si evaporava!!

Però casa mia non si spostava, quindi dovevo andare io da lei, così sono risalito sulla mia bellissima bici, beffeggiata da molti perché non è l’ultimo modello in super carbonio, e sono ripartito. Fino a Biasca è andato tutto liscio, anche perché era per la maggior parte discesa. Da Biasca sono cominciati i problemi. Inizialmente pensavo fosse solo un po’ di fame, ma dopo aver mangiato ho capito, era stanchezza.

Vi ricordate l’ultimo pezzo per arrivare al passo del San Gottardo quando sono andato velocissimo? Ecco, ora ne stavo pagando le conseguenze. Come fiato ero a posto, avrei potuto gonfiare una mongolfiera. Come gambe no. Ho pedalato ancora per qualche Km, poi dopo più di 8 ore, interrotte solo da rare pause di pochi secondi ognuna, ho deciso di regalarmi una maxi pausa di 20 minuti all’ombra di una pianta.

E lì ho ragionato. Perché a Lucerna sono arrivato fresco come una rosa, e ora le gambe sembravano piantate a terra? La strada era la stessa. Poi ho capito, le cause erano due: la prima era la salita folle l’ultimo pezzo del San Gottardo, la seconda causa erano le foto; infatti andando in là ho fatto moltissime foto, il che significa, anche se solo di una 40ina di secondi l’una, che ho fatto molte pause; al ritorno invece le foto non le ho scattate perché le avevo già fatte tutte all’andata, così non ho fatto neanche le pause legate alle foto.

Erano passati solo 13 dei 20 minuti di pausa che mi ero concesso, che già mi mancava pedalare. Così sono ripartito.

Le gambe sembravano rinate grazie a quell’interruzione, dopo 8 ore, e anche il sedere ringraziava. Sono ripassato da Bellinzona, Magadino, Vira. A Vira ho sentito la necessità di un’altra pausa di 2 o 3 minuti. Mi sono concesso di mangiare l’ultima metà della tavoletta di cioccolato. Stavo per mangiarla quando ho cambiato idea. Invece di mangiarla…..l’ho bevuta. Era rimasta nella tasca superiore dello zaino, il colore di tale tasca è il nero.

Il cielo era limpido e il sole era talmente forte che si sarebbe abbronzato anche un Senegalese. Il risultato è che la mia tavoletta di cioccolato aveva la densità dell’acqua; ma liquido o solido il cioccolato da sempre energia, così ho mandato giù tutto (probabilmente anche qualche pezzetto della carta della tavoletta, rimasto fuso e incollato al cioccolato sciolto).

Non so se è stato il cioccolato o la carta incollata ad esso a darmi tutta quell’energia, fatto sta che sono arrivato a casa senza più pause, (solo una appena passata la dogana per telefonare alla MIA Isabella per dirle che ero tornato in Italia sano e salvo). Arrivato a casa ad aprirmi alle 16.25 è stata la mamma che cucinava delle gustose lasagne, il papà era alla protezione civile a Cento nel campo dei terremotati, ad aiutarli.

Appena arrivato una telefonata per aggiornarlo e rassicurarlo sulle mie condizioni è stata un’esigenza che come ordine di importanza è venuta prima anche di fare la doccia. Dopo la telefonata dicevo, è seguita una bella doccia con shampoo e bagnoschiuma (la mi ero lavato solo con acqua). Poi una bella cena calda (avevo mangiato panini e yogurt per 3 giorni). Dopo essermi messo un oretta sul divano per riposarmi sono andato a dormire; e prima di dormire ho tratto le mie conclusioni: km 504; dislivello positivo 4200 metri; totale ore di pedalata contando le brevissime pause: 31 ore in 3 giorni (12 ore il primo giorno, 7 ore il secondo, 12 ore il terzo).

Mio nonno ha detto che in quei 3 giorni ho scalato il mio Cervino. Pensando a questi numeri, e sognando Lucerna, mi sono addormentato.

 

Paese
Ora
Km
altitudine
Luino
4.20
0
202
Bellinzona
6.00
238
Biasca
7.20
301
Airolo
9.50
1175
Passo San Gottardo
11.20
2108
Altdorf
13.35
447
Brunnen
14.30
438
Lucerna
16.20
215
436
Secondo giorno a Lucerna
Durante tutto il giorno
215 – 290
BOH
Lucerna
4.55
290
436
Brunnen
6.35
438
Altdorf
7.10
447
Andermatt
10.00
1447
Passo San Gottardo
10.50
2108
Airolo
11.35
1175
Biasca
13.10
301
Bellinzona
14.35
238
Luino
16.25
504
202
Totale
31 ore
504 Km
Più o meno 4000 metri