Il dopo-guerra di Longines.

Curiosando tra i miei vari libri di tecnica e Storia dell’Orologeria mi sono imbattuto in una curiosità riguardante Longines.

Tra il 1945 e 1l 1952, in un’Europa che cercava di rialzare la testa dopo le rovine del secondo conflitto mondiale, la maison dalla clessidra alata cercava di dare il suo prezioso contributo alla ripresa e alla speranza, con l’affidabile produzione dei suoi segnatempo.

Il calibro scelto per questo delicatissimo compito fu il 12.68 Z, un movimento cronografico con contatore dei secondi a ore 6, che presentava una particolarità molto gradita ai professionisti del cronometraggio sportivo: le lancette dei secondi e dei minuti cronografici erano poste al centro e colorate in modo diverso.

Questo accorgimento permetteva una rapida visione dei tempi anche a cronometraggio in corso, rilevabili al limite, anche dallo stesso atleta.

Il cronografo così concepito, ad esempio, fu adottato in massa da svariati arbitri di calcio.

Il movimento era già dotato della funzione “flyback”, tanto e giustamente decantata ancora ai nostri giorni.

Altre caratteristiche particolarmente apprezzate dai più tecnici tra gli appassionati dell’epoca, erano il bilanciere Glucydur, il numero dei rubini (17 come l’orologeria di classe del tempo prevedeva), e la rodiatura dei ponti in ottone.

Grazie a questo movimento, Longines confermò e consolidò in quegli anni, difficili ma ricchi di speranza, la sua fama di marchio particolarmente legato al mondo dello sport e del cronometraggio.

Gli orologi equipaggiati con il mitico Longines 12.68 Z sono ancora oggi particolarmente ricercati dai collezionisti e non dovrebbero mancare in ogni collezione che ha un minimo di vocazione alla storia dell’Orologeria.

L’immagine è stata tratta dal sito http://nakahiro.parfait.ne.jp