Perchè nasce un mito: Storia e Leggenda del Tag-Heuer Carrera

 

Un mito non si improvvisa e tanto meno nasce per caso.

Purtroppo in alcuni casi se ne perdono le radici, ma alla base di una leggenda c’è sempre la Storia.

E’ il caso di Carrera, collezione vincente di Tag-Heuer, apprezzata per cura delle linee, per il design accattivante e la precisione proverbiale, ma anche titolare di una valenza storica affascinante.

Oggi citiamo comunemente “il” Carrera, riferendoci all’orologio da sogno, senza sapere che andrebbe nominato al femminile.

Il nome si riferisce alla “Carrera Panamericana” leggendaria strada che taglia il Messico da Chihuahua fino al Guatemala, per 2.167 miglia, circa 3.500 chilometri.

Al momento della sua inaugurazione fu per i Messicani quasi automatico cimentarsi in una pericolosa e epica sfida contro la natura impervia del tracciato. Ma fu anche un motivo di disputa sociologica, che vedeva di fronte l’uomo comune e il ricco possidente.

In occasione della prima Carrera, si schierarono infatti ai nastri di partenza 132 piloti, numero composto da uomini ricchi, ma anche da padri di famiglia e gente comune, che partecipava con la sgangherata auto che possedeva.

La velocità elevata che il percorso consente, i rischi avventurosi e le altitudini non comuni, hanno attratto migliaia di persone attraverso gli anni di vita di quella che gli appassionati dei motori definiscono la più grande corsa automobilistica su strada.

Herschel Mc Griff è il primo trionfatore della “Carrera Panamericana”, a bordo della sua Oldsmobile 88 di serie e non modificata, pagata $ 1.900, che gli fruttarono i $ 17.000 destinati al vincitore.

La corsa conquista il mondo per la sua selvaggia attrazione, e tutti i migliori piloti del tempo si offrirono per parteciparvi.

Nel 1951 la Ferrari iscrisse diverse auto, che furono ammesse nonostante non avessero le caratteristiche adatte per la gara.

Il pilota messicano Josè Estrada ne crea un punto di orgoglio dichiarando “O vinco, o muoio”. Purtroppo si verificò la seconda tragica possibilità.

In quella edizione la Ferrari conquistò le prime due posizioni, ma al terzo posto, e quindi sul podio salì anche un altro uomo comune: tale Bill Stirling di El Paso a bordo di una Chrysler Saratoga.

Nel 1952 si verifica un fatto emblematico del tipo di corsa, il pilota di una Mercedes 300sl deve fermarsi per ripulire la sua auto dalle piume, il sangue ed il becco di un avvoltoio che si era schiantato sul parabrezza.

L’anno successivo, il 1953, vede trionfare la Lancia nella sezione auto sportive, e una Lincoln nella sezione delle auto da esposizione.

La fama della corsa continua a crescere, e le velocità a divenire sempre più imbarazzanti.

Si arriva a raggiungere il numero di 27 vittime.

Fu solo nel 1955, sotto l’onda dell’emozione per la tragedia di Le Mans, che la “Carrera Panamericana” viene cancellata dal calendario motoristico (sopravvive come prova di Rally).

Oggi rivive il suo mito grazie all’orologio che ne è suo erede per carattere e prestigio, con il suo fascino selvaggio e magnetico: Carrera di Tag-Heuer.

 

Le immagini sono tratte da www.cyclecanadaweb.com, emcpb.blogspot.com.