Varese-Istanbul in Vespa per una Impresa No Limits.

Dopo aver percorso settemila chilometri in sella a una Vespa di 31 anni in novanta giorni, posso dire che le soddisfazioni più grandi mi sono arrivate dai volti delle persone che mi hanno visto tornare: “Alla fine ce l’hai fatta!” continuano a ripetermi tutti. Sì, alla fine ce l’ho fatta nonostante tutte le difficoltà incontrate lungo il tragitto.
Lorenzo Triacca On The Road

Lorenzo Triacca On The Road

Sono partito il 4 maggio scorso da Varese, la mia Vespa ET 3 125 Primavera come unica compagna di viaggio e Istanbul come primo obiettivo. Il viaggio non parte sotto i migliori auspici, la pioggia mi sorprende ancora prima che lasci l’Italia, ma l’entusiasmo che mi percorrere non può di certo essere intaccato da qualche scroscio primaverile. La Slovenia è subito una sorpresa: colline, natura, il piccolo centro città di Lubiana, la valle del fiume Krka e le prime vere emozioni del viaggio. Il contachilometri corre in fretta e arrivato in Croazia mi sento già quasi un veterano, l’estate sembra non voler arrivare mai costringendomi a prolungare una paio di soste. Scopro Osijek, città a pochi chilometri dal confine serbo che conserva sui muri delle case e nei volti dei suoi abitanti gli orrori di una guerra più giovane di me.

Poco dopo l’ingresso in Serbia, come un fulmine a ciel sereno, la Vespa si ferma. Un rumore sordo, la pedivella che non si muove di un millimetro e tutt’intorno neanche l’ombra di un meccanico o quanto meno di una persona che parli una lingua diversa dal serbo. Impiego quasi due ore ma con un po’ di fortuna trovo Miki, un giovane meccanico che si mette subito al lavoro per me. Il problema è più grave del previsto ma dopo una settimana intera di lavoro e ricerca dei nuovi pezzi il motore torna a girare e posso ripartire alla volta di Belgrado. I piccoli paesini serbi si susseguono uno via l’altro mostrandomi il lato più vero e bucolico di una nazione troppo poco conosciuta, trovo un popolo curioso e ospitale e una splendida atmosfera di quello che mi piace definire il “caos balcanico”.

La Bulgaria è l’ultima nazione che mi separa dal primo obiettivo, la Turchia. La percorro in lungo e in largo, trovando un paese naturalisticamente bellissimo che unisce la rinascita di una città come Sofia al misticismo e al fascino antico del Monastero del Rila e riesce a sorprendermi con le coste del Mar Nero.

La Vespa sembra aver superato i grandi problemi avuti e il viaggio procede senza intoppi. Il confine turco è una grande emozione e il 22 giugno arrivo a Istanbul. Parcheggiare difronte alla splendida Moschea Blu è un’emozione unica, essere riuscito a sopravvivere al traffico infernale di una città di 13 milioni di abitanti forse lo è ancora di più.

Lorenzo Triacca On The Road

Lorenzo Triacca On The Road

Ho passato più di un mese e percorso 3500 chilometri in Turchia scoprendo un popolo eccezionale, sempre pronto a mettersi a tua disposizione e un paese bellissimo che spazia tra l’immensità e il fascino di una metropoli come Istanbul alla magia della costa sud, passando per i paesaggi irreali della Cappadocia. Nella città di Konya, praticamente priva di turismo, ho respirato la vera atmosfera turca, ho bevuto cay e giocato a backgammon con anziani signori del posto e ho dato un tono decisamente turco alla mia Vespa. Il portapacchi posteriore si è rotto e decido di riorganizzare il baglio utilizzando delle splendide borse laterali molto turche.

 

 

Quando mi sono imbarcato da Bodrum alla volta di Kos, in Grecia, per iniziare il vero viaggio di ritorno, la nostalgia unita alla consapevolezza e alla soddisfazione per quanto fatto fino a quel punto mi percuotono. Da quel punto però i giorni mi scappano tra le dita e prima che possa rendermene conto mi stavo imbarcando da Patrasso su un traghetto diretto ad Ancona. Sbarco in Italia e in dopo due giorni chiude il mio viaggio da dove sono partito.

Metto la Vespa sul cavalletto nel garage di casa, la guardo con quelle borse colorate sui fianchi, ripenso ai fili di acceleratore e frizione rotti durante il viaggio, alla ruota anteriore forata in Turchia, controllo il contachilometri che segna 7083 e mi tornano in mente tutti quelli che prima che partissi mi dicevano “Ma tu sei pazzo!”.

Pazzo, intraprendente, coraggioso forse tutto o forse niente di ciò, l’unica cosa importante è avercela fatta ed essere riuscito a portare a casa tutte le grandi emozioni e gli splendidi ricordi che mi accompagneranno per sempre.