Blog Archives: Enrico Cannoletta

Hip-Hop, l’altro modo di vestire colorato

L’orologio che contribuì a rompere gli schemi.

Quando nacque, negli anni ’80, Hip-Hop seguiva l’onda prorompente dello Swatch, l’orologio che rompendo i vecchi schemi riuscì nell’impresa di salvare l’industria svizzera dall’attacco giapponese.

La forte onda d’urto provocata dagli orologi elettronici LED e soprattutto LCD, fu terribile. Ancora oggi in territorio elvetico ringraziano Nicholas Hayek, che creando Swatch riuscì a mitigare i danni.

L’idea di un orologio che non potesse essere riparato, lasciò comunque una fetta di mercato, seppur momentaneamente, scoperta. Specialmente in Italia, paese romantico e attaccato alle tradizioni, che poi per contrappasso divenne patria dei più grandi collezionisti di orologi plasticosi.

In questa piega di mercato si inserì Hip-Hop (nato da una costola di Breil), che ebbe anche la capacità di interpretare la voglia di rinnovamento estetico, latente tra gli appassionati.

Era un orologio che aggiungeva anche il coinvolgimento dell’olfatto, parametro certamente nuovo e rivoluzionario nel settore.

Ogni Hip-Hop era di un colore diverso e profumato con essenze differenti che ne caratterizzavano la scelta cromatica.

I bracciali intercambiabili, poi, aprirono un mondo di fantasia, consentendo di creare abbinamenti tra il colore delle lancette e quello predominante. Anche questo fatto assolutamente nuovo che aprì orizzonti.

Oggi Hip-Hop offre una gamma di orologi e bracciali che possono soddisfare ogni esigenza.

La forma è restata fedele al prototipo, ma può essere reperito in dimensioni diverse. Ma soprattutto si è scatenata la fantasia per quanto riguarda l’aspetto cromatico.

Ogni Hip-Hop, ormai, è un vero inno alla gioia e presenta soluzioni estetiche che invitano al collezionismo.

Restando anche fedele alla filosofia di un prodotto altamente accessibile.

Possiamo sfogliare un ampio catalogo cliccando sul seguente link: https://www.gioielleriacannoletta.it/categoria-prodotto/hip-hop/

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Patek: le complications orologiere si “inventano”

Quando complicato è bello!

L’Orologeria è forse la sola disciplina che si bea delle proprie complicazioni.

È vero si tratta di un’accezione diversa del termine tradizionale, perché indica un problema già risolto.

Patek Philippe, avendo esaurito nel proprio catalogo ogni sorta di sfida, ha pensato di crearne una nuova, ed ha iniziato dall’interpretazione in chiave moderna del calendario.

Tra i manager e comunque tra i professionisti in ogni settore è gioco forza programmare il proprio calendario armonizzando i vari impegni.

Si è pensato dunque di stabilire un riferimento preciso alle settimane, nominandole con il numero progressivo che portano in relazione all’inizio dell’anno.

Locuzioni come “fissiamo l’appuntamento per giovedì della settimana 23” è sempre più ricorrente e stabilisce termini di certezza.

Ecco quale è stata la spinta che ha indotto alla creazione del calibro 26-330 S C J SE.

Si tratta di un orologio che sotto l’aspetto tecnico ha quasi del rivoluzionario, perché concentra in un solo quadrante le indicazioni che racchiudono i riferimenti giornalieri, settimanali, mensili e annuali.

La data è rappresentata dalla tradizionale finestrella posta a ore “3”. Le indicazioni del giorno della settimana e del numero della settimana corrente sono invece date da due lancette che ruotano a 360° ma con ritmi diversi: una settimanalmente e l’altra il cui percorso dura un intero anno.

Ma lo sviluppare questa funzione non è stato facile. Anche perché Patek ha voluto abbinare la funzione di indicazione del mese senza dimenticare il 365° giorno, che rientra inevitabilmente, quanto meno lui, nella 53.a settimana.

Insomma un turbinio di dati che si incrociano, ma che si presentano agli occhi dell’utilizzatore in un quadrante sobrio, elegante e pulito. Il tutto come se fosse la cosa più banale del mondo.

Il prezioso segnatempo è stato collocato nella linea Calatrava, e si chiama semplicemente “Settimanale”. A testimonianza del fatto che la classe equivale a rendere semplici le cose per altri impossibili.

Nel quadrante cifre e numero rappresentano una grafia manoscritta. Ed ha inoltre un fondo argenté con indici in oro brunito applicati.

Il movimento è a carica automatica e viene alloggiato in una cassa in acciaio del diametro di mm. 40. Lo spessore è contenuto in soli mm. 10,79 che comprendono i due vetri zaffiri, uno dei quali lascia aperta la vista allo splendido meccanismo.

Il modello descritto porta la referenza 5212A ed è a catalogo al prezzo di €. 30.860,00.

Volendo può essere abbinato ai gemelli Patek in oro bianco.

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Cronometro vintage Tag-Heuer Limited Edition HL810

Quando parla la tradizione

Nel 2010, in occasione del suo 150° anniversario, Tag-Heuer decise di celebrare questo importante anniversario con l’uscita di un cronografo iconico.

Si tratta del prestigioso HL810, prodotto in serie limitata, che rievoca i grandi cronografi del passato glorioso del marchio.

Tag-Heuer si è imposta quale massimo esponente dell’orologeria sportiva e nel cronometraggio ad altissimi livelli. Basti solo pensare che nonstante Rolex abbia acquisito il diritto di essere sponsor ufficiale del Campionbato del Mondo di Formula 1, il GP di Montecarlo ha voluto mantenere la collaborazione con Tag-Heuer.

Il crono in questione è notevole non solo per l’aspetto estetico e per la sua vocazione vintage, ma soprattutto per la caratteristica suggestiva del rattrapante.

Quella della segnalazione del tempo intermedio attraverso la lancetta sdoppiante è una delle complications più amate e ambite dell’intero panorama tecnico orologiero.

In questo Tag-Heuer HL810 troviamo quindi la massima espressione tecnica, accompagnata dalla più fulgida tradizione.

Un pezzo che rappresenta per ogni appassionato un punto di riferimento.

Il movimento conta 9 rubini e si presenta equilibrato nell’immagine grazie alla simmetria dei due pulsanti.

È un crono ad alta precisione e lo si evince anche dal range di cronometraggio racchiuso nei 30 minuti, con un’accuratezza a 1/5 di secondo che come sappiamo per un crono manuale è altissima.

A conferma della vocazione iconica di questo crono, si può aggiungere che ha partecipato all’esclusiva “Odissea dei Pionieri” insieme alla casa automobilistica Tesla Motors.

A distanza di quasi 10 anni dalla produzione Tag-Heuer HL810 è difficile da reperire, ma un’attenta ricerca in rete può riservare qualche sorpresa piacevolissima per i collezionisti.

L’ideale sarebbe trovarlo nuovo presso qualche concessionario che abbia voluto conservarlo. E l’impresa non è impossibile.

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Longines Prima Luna L8.112.5.83.6

La femminilità interpretata dalla maison di Saint Imier.

La Collezione Prima Luna di Longines è stata creata per colmare un vuoto enorme nel catalogo del brand. Non esisteva ormai da tempo, infatti un Longines da donna, elegante, di forma tonda.

I predecessori di Prima Luna erano infatti le versioni femminili di Dolce Vita e di Evidenza, rispettivamente rettangolare e tonneau,

Con questa linea Longines si è riappropriata di un’identità che rischiava di venire sorpassata dai tempi.

Il modello che mettiamo oggi sotto i nostri riflettori è la referenza L8.112.5.83.6, che racchiude i canoni di una classe espressa attraverso un abbinamento di colori e di materiali che esalta la pulizia della forma e la rende incisiva.

Oro, acciaio e madreperla si contendono il predominio estetico senza prevalere. Ne risulta quindi un’immagine sobria e equilibrata come il carattere della donna del terzo millennio. Aggiungendo quel briciolo di grinta necessaria per una simbiosi pressoché totale.

Il movimento è un prestigioso calibro svizzero a quarzo costruito in house in ambito di proprietà del gruppo, e dispone del particolare sistema E.O.L. che ne garantisce il controllo della carica di batteria.

L’interno delle maglie e la lunetta sono in oro rosa a 18 kt. mentre il quadrante è in vera madreperla bianca a cui sono stati applicati gli indici in rilievo.

Anche sotto l’aspetto pratico Longines Prima Luna L8.112.5.83.6 risponde a canoni di concretezza, essendo stato testato per resistere ad una pressione di 3 atmosfere. Questa caratteristica lo rende quindi impermeabile per un corretto e sereno uso quotidiano.

La chiusura è del tipo deployante a scomparsa, mentre il vetro è un robusto zaffiro resistente ai graffi e trattato per vincere i riflessi di luce indesiderati. La trasparenza è quasi totale.

Una sorpresa anche il prezzo, reso ancora più invitante da un’offerta speciale che potrete trovare cliccando QUI.

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Carica manuale e carica automatica, come funzionano

La propulsione di carica negli orologi meccanici.

Uno dei problemi che ha maggiormente interessato gli orologiai attraverso i secoli è sempre stato quello della carica.

Fu anche uno tra i motivi che hanno rallentato, e non poco, l’evoluzione della miniaturizzazione e quindi il passaggio all’orologio portatile.

Nei grandi orologi da torre o quelli a pendolo la soluzione è stata quella dei pesi. Ma un orologio concepito in questo modo era impossibile da portarsi appresso.

La situazione si sbloccò nel corso del ‘700, secolo d’oro per l’Orologeria. L’avvento della molla metallica inserita in un contenitore chiamato bariletto, dalla originaria forma a barile, fu determinante.

Con la possibilità di trasportare l’orologio nacque in seguito la necessità di una maggiore riserva di carica. Fu così che si passò ai primi orologi a carica settimanale (primi tra tutti vanno citati gli 8 giorni Hebdomas). In questo caso dal punto di vista tecnico la difficoltà fu quella di disporre in modo diverso il ruotismo per far spazio ad una molla molto più lunga.

La soluzione definitiva che prevede il caricamento autonomo arrivò solo nel XX secolo grazie a Harwood.

Scendiamo però ora nel dettaglio di come funziona il sistema di carica in un orologio meccanico.

Attraverso la corona e il relativo albero (di carica), imprimiamo un movimento rotatorio che consente all’albero di ingranare un sistema basculante. Una ruota, che ha la funzione di trasmissione che si trova in posizione perpendicolare al piano del movimento, va ad agganciare una ruota posta sul piano superiore del ponte del bariletto. Il movimento rotatorio impresso dall’albero si trasferisce poi ad una ruota adiacente che presenta un foro quadrato nel quale alloggia la parte superiore di un perno che penetra nel bariletto. La funzione di questo asse è determinante e particolare è anche la sua forma. Abbiamo visto che la parte superiore è quadrata per ricevere la forza dinamica derivante dall’albero di carica. La parte inferiore è invece tonda per alloggiarsi e ruotare nel foro praticato sulla platina.

Il perno del bariletto ha sul corpo nella parte mediana un gancio in rilievo che serve per agganciare la molla. Quest’ultima viene caricata proprio grazie alla funzione rotatoria del perno del bariletto. E resta in tensione perché sulla parte superiore del ponte del bariletto stesso è previsto un cricco di ritenzione che funziona in una sola direzione.

Una volta che la molla è armata dentro al bariletto, e bloccata dal sistema a ritenzione del cricco, la sua forza si trasferisce necessariamente al ruotismo.

L’automatico

Il principio di base dell’automatico parte dagli stessi identici principi. Ma come fare affinché la carica avvenga in modo autonomo?

Come abbiamo visto nel sistema manuale è l’uomo che provvede, con cadenza di 24/36 ore a fornire la carica. Ne deriva che ci sarà un momento in cui l’orologio sarà a piena carica, ed un altro in cui sarà quasi completamente scarico.

Nell’automatico, invece, il livello di carica, teoricamente e per un individuo che compie un’attività fisica nella media, sarà sempre costantemente carico. In questo caso la propulsione viene impressa da una massa rotante. Si tratta di un componente a forma di semicerchio, fissato al centro e con un perno attorno al quale può ruotare. La massa rotante, detta anche rotore o meglio ancora massa oscillante, è costuita in modo particolare. Prima di tutto viene scelto un materiale il più possibile leggero,, ma compatto e soprattutto poco sensibile alla dilatazione in caso di cambiamento di temperatura. La parte esterna del semicerchio viene opportunamente appesantita, in modo da rendere la massa estremamente instabile. Oscillando, questo componente va ad ingranare un meccanismo che trasferisce la forza dinamica al famoso treno di due ruote sul quale agisce il cricco. Negli orologi automatici, inoltre, la molla è “senza fine” ovvero agganciata soltanto al perno del bariletto e non alla parete del bariletto stesso. E ciò per impedire problemi di estrema tensione o di sovraccarica.

C’è da aggiungere ancora un particolare tecnico. Molti automatici dispongono di carica bidirezionale e altri di carica monodirezionale. Significa che i primi lasciano la massa caricare in entrambi i sensi, mentre i secondi la permettono in un senso solo a mezzo di una frizione.

Entrambi i sistemi hanno ragione di esistere. Il sistema bidirezionale è quello comunemente adottato soprattutto in questo periodo in cui l’attività fisica della maggior parte delle persone è carente. Per caricare in entrambi i sensi sono stati predisposti due componenti a frizione chiamati invertitori. Ne deriva però che gli appassionati più attenti e tecnici sceglieranno un movimento bidirezionale o monodirezionale a seconda del movimento che sanno di poter esercitare.

 

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Tecnica – Quando Longines inserì due quarzi

Tecnica - Quando Longines inserì due quarziLa soluzione del VHP sfruttò le leggi della Fisica.

Il quarzo. Un materiale che in Orologeria è amato e odiato. Inviso ai puristi della Meccanica, viene invece esaltato dagli “innovazionisti”.

Di certo c’è da dire che l’elettronica ha consentito un notevole passo in avanti nella misurazione del Tempo. Senza l’orologio atomico non avremmo la certezza dell’ora ufficiale, o perlomeno dovremmo accontentarci dell’approssimazione.

Ci fu un periodo, che sotto certi aspetti dura ancora oggi, che anche le maison più rinomate hanno profuso sforzi e ricerche sull’applicazione del quarzo i Orologeria.

Circola abbastanza spesso tra gli addetti ai lavori l’adagio di cui si vanta Blancpain: “Non c’è mai stato un Blancpain al quarzo. E non ci sarà mai”.

Nel corso degli anni ’80 Longines si gettò a capofitto su una soluzione di assoluta avanguardia. I tempi erano quelli dei più violenti attacchi da parte dell’Orologeria giapponese, e il periodo corrispondeva all’offensiva massiccia di LED e LCD provenienti da Hong-Kong. Assalti che fecero vacillare l’economia svizzera.

La precisione dell’orologio al quarzo mise tutto in discussione. Non si ragionò più di differenze di marcia oraria di qualche secondo, ma si iniziò a pretendere la precisione al di sotto del singolo secondo giornaliero.

A quel tempo, frequentando i più accreditati corsi di Orologeria, sia in Svizzera che in Giappone, ricordo che il consiglio era quello di regolare il trimmer di aggiustamento sulla frequenza del quarzo, in modo che l’orologio avanzasse di circa 25 centesimi di secondo al giorno.

Perché? Nella risposta sta il “tallone d’Achille del quarzo. Tutti sappiamo della sua proprietà piezo-elettrica. Se applichiamo una tensione elettrica ad una barretta di quarzo, questa inizia ad oscillare in modo costante. E la frequenza di oscillazione dipende dalle dimensioni della barretta stessa e dalla differenza di potenziale (“voltaggio”) applicata.

Il problema risiede nella Fisica.

Ma tutti questi calcoli sono prevedibili solo ed esclusivamente se anche la temperatura resta costante.

In laboratorio è sotto certi aspetti tutto molto semplice se si termostata l’ambiente. Ma nella vita di tutti i giorni la temperatura cambia per motivi naturali. Senza contare gli eventi eccezionali, oppure quando ad esempio infiliamo le mani nel frigorifero.

Regolando il trimmer in modo da avere un + 25 centesimi al giorno di aumento, si calcolò empiricamente che la marcia avrebbe dovuto risultare “grossomodo” coerente.

Ecco quindi che Longines, o meglio ETA, o meglio ancora la divisione ESA di quest’ultima, studio quello che poi si sarebbe chiamato VHP, acronimo di Very High Precision.

Si pensò di sfruttare la capacità del quarzo di reagire alle variazioni di temperatura. Nel momento in cui un secondo quarzo avvertiva una variazione di oscillazione, inseriva automaticamente un circuito correttore che andava a regolare il quarzo campione di frequenza.

In realtà il sistema VHP non ebbe il successo sperato, ma bisogna ammettere che funzionava egregiamente.

Restano sul mercato secondario ancora alcuni di questi Longines, e per un appassionato collezionista averne uno in bacheca potrebbe essere anche simpatico.

Attualmente la maison ha rinverdito il sistema creando una linea che riprende i gloriosi VHP del 1984.

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Montblanc Heritage 110715 perpetual calendar

Quando il lusso si chiama qualità

Se in ambito artistico o estetico il lusso solitamente si abbina alla qualità, quando si valuta l’aspetto tecnico non sempre l’equivalenza è così scontata.

Anzi, non sono rare le occasioni in cui la grande griffe viene accolta sul mercato degli esperti di settore con una certa diffidenza.

Nello stesso tempo, però, gli appassionati più evoluti e gli addetti ai lavori sono al corrente circa quei brand che hanno fatto della qualità la loro unica ragione d’essere.110715-Heritage-Spirit-Perpetual-Calendar-3

Montblanc è certamente un marchio che ha guadagnato sul campo la considerazione di cui gode, e dimostra con i fatti il proprio diritto di porsi all’attenzione del pubblico competente.

Una delle prime preoccupazioni del marchio conosciuto soprattutto nel campo degli strumenti di scrittura, quando anni e anni orsono si è affacciato sul mercato orologiero, è stato quello di acquisire il know-how.

E non è stata certo un’operazione d’immagine, ma una vera e sostanziale azione tecnica. Montblanc ha acquisito Minerva, una delle più antiche e prestigiose fabbriche di movimenti di altissima qualità.

Da queste basi nasce la legittimità di fondo, e le velleità di un brand che sta sempre più penetrando nel cuore e nella razionalità degli esperti.

Ci soffermiamo oggi su un segnatempo certamente emblematico. Si tratta di un calendario perpetuo, e precisamente del modello Heritage 110715.

La scelta è dettata dalla suggestione di un orologio che racchiude in sé gli ambiti segreti delle “complications horlogère”, ma anche del fascino di una misurazione del tempo che segua il corso astronomico.

Certe complicazioni sono oggi assoggettate alla portata di chiunque possieda un apparecchio elettronico. Ma il fascino della conquista meccanica del Tempo è sicuramente qualcosa che non tramonterà.

Il calibro MB 29.15 si presenta con l’esternazione di tre contatori e un fasi lunare. Ma affida al quadrantino centrale, quello posto nei pressi di ore “12”la doppia funzione di segnalatore del mese e dell’anno.

In questo modo, grazie ad un prezioso virtuosismo tecnico, provvede a caricare un meccanismo che sarà pronto a scattare ogni quattro anni per aggiungere al solo mese di febbraio il 29 e saltuario giorno.

A lato e poco spostati verso il basso, gli altri due contatori provvedono a indicare giorno della settimana e data, ma sono strettamente subordinati al primo. Perché in base alla valenza di mese e anno si mantengono sulla corretta posizione.

Per chiudere un cerchio perfetto, ecco le fasi lunari in corrispondenza di ore “6”, col loro ciclo che si differenzia da quello mensile e non si stanca di farci conoscere in tempo reale forma e dimensioni del nostro satellite naturale.

Il calendario perpetuo è una delle conquiste più celebrate della storia dell’Orologeria.

Un gioiello di tecnologia che vanta anche pregi di perfezione. Tanto è vero che si fregia di aver ottenuto il certificato “500 ore” al quale la maison subordina tutti i suoi pezzi pregiati.

Sintesi di eleganza ed esclusività, Montblanc Heritage 110715 si è affermato come un “unicum” del comparto, per quanto riguarda l’accostamento della classe alla tecnologia micro-meccanica e alla qualità.

 

 

https://www.gioielleriacannoletta.it/prodotto/orologio-montblanc-110715-heritage-spirit-perpetual-calendar/

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AR5000-68A: Citizen celebra con un record i 40 anni di ECO-DRIVE

Un nuovo record del mondo si aggiunge al guinness già nutritissimo di Citizen.

AR5000-68A: Citizen celebra con un record i 40 di ECO-DRIVEIn occasione del 40° anniversario della creazione del primo orologio ECO-DRIVE, ecco AR5000-68A, l’orologio alimentato ad energia pulita più piatto del mondo.

Si tratta di un gioiello di tecnologia contenuto in soli mm. 2,98 di spessore ma che vanta la stessa autonomia degli altri Eco-Drive, gli orologi che ha sconfitto e liberato dalla schiavitù del cambio pila.

Questo prezioso e significativo segnatempo era stato annunciato a Baselworld nel 2016 ed è finalmente arrivato nelle vetrine dei migliori concessionari con il fascino e la classe che lo contraddistingue.

Non capita tutti i giorni infatti di vedere un simile orologio. Citizen AR5000-68A è anche l’occasione irripetibile per i concessionari di assicurarsi un pezzo di alto prestigio che segna la Storia nel mondo orologiero.

Le misure maschie del diametro, precisamente pari a mm. 39,8, evidenziano ancora di più l’estrema sottigliezzaAR5000-68A side della cassa, che garantisce comunque in modo inequivocabile la robustezza. È un fattore questo che risulta nuovo in quanto in passato tutti gli esperimenti effettuati anche da maison svizzere prestigiose su orologi extra-plat, avevano lasciato a desiderare sotto questo aspetto.

Il quadrante e le linee sobrie collocano questo splendido frutto dell’ingegno Citizen nel novero degli orologi di classe e con una spiccata vocazione all’eleganza.

In definitiva si tratta di un pezzo che arricchisce la collezione degli appassionati e che mette loro a disposizione un segnatempo di grande prestigio da sfruttare e indossare anche nelle circostanze mondane più sofisticate.

Il calibro utilizzato è ovviamente un Citizen 8826, che conferisce sicurezza circa la precisione più assoluta.

È strabiliante pensare che questo orologio, completamente in acciaio antiallergico e massiccio, pesi complessivamente gr. 77,0. Praticamente una piuma al polso. Un risultato eccezionale, specie se si pensa che comprende anche il vetro zaffiro con doppio trattamento anti-graffio e anti-riflesso sulle sue superfici.

La superficie della cassa è stata trattata con la tecnologia Duratect alfa, per renderla praticamente eterna e protetta da graffi e rigature.

Citizen: il futuro è qui!.

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Orologi Calvin Klein linea Inclined, inclinazione all’eleganza

Dove si incontrano genio e qualitàOrologi Calvin Klein linea Inclined, inclinazione all'eleganza

Calvin Klein è come sappiamo un marchio anomalo rispetto a tutte le altre creazioni di stilisti di pregio internazionale.

I grandi interpreti della moda hanno sempre in un certo senso snobbato l’Orologeria, e si sono limitati ad offrire prodotti di alta valenza ma solo in senso estetico.

Calvin Klein, fedele alla propria tradizione di protagonista, ha invece percorso una via completamente diversa. Per introdurre in ambito orologiero le proprie creazioni, si è affidato al massimo interprete di settore, ovvero quel gruppo Swatch che è titolare di marchi prestigiosi del comparto, quali ad esempio Breguet, Blancpain, Omega, Longines, Hamilton, Tissot e molti altri ancora.

Orologi Calvin Klein linea Inclined, inclinazione all'eleganzaNe è uscito un connubio che soddisfa gli appassionati ad ogni uscita di nuove modellerie.

L’apparizione della linea Inclined nel catalogo di Calvin Klein Watches, oltre a non costituire eccezione, confermando il gradimento dei cultori del buon gusto, ha stupito anche per le linee audaci e i concetto rivoluzionario.

Osservando ad esempio l’orologio Calvin Klein Inclined K4C2M111 ci accorgiamo di quanto l’essenzialità di fondo possa costituire un sicuro richiamo alla più pura e sobria eleganza, inserita inoltre nella più viva attualità.

Le curvature sinuose del bracciale, che significativamente debordano sul vetro, infrangono barriere prima d’ora considerate intoccabili. Ma nello stesso tempo sfondano il muro di un legame spazio-temporale tra moda e buon gusto che riporta immediatamente al genio del designer.

Le versioni interpretate negli orologi Calvin Klein linea Inclined differiscono tra loro esclusivamente per la misura del bracciale e per il colore del quadrante.

Proponiamo all’attenzione degli appassionati del marchio, e dei cultori dell’Orologeria in genere, anche le versioni che rispondono alle referenze K4C2S111 e K4C2S116 nelle quali possiamo individuare la lettera davanti al numero finale, che indica la taglia S (small) o M (medium).

Si tratta di una linea dedicata esclusivamente alle signore per cui una versione Large non è prevista, anche in funzione delle nuovissime tendenze che il mercato degli accessori di alta classe impone in questo particolare momento storico.

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Orologio Hamilton ODC X-03 Limited Edition

 

Orologio Hamilton ODC X-03 Limited Edition

Orologio Hamilton ODC X-03 Limited Edition

 

 

Manca circa un mese all’apertura della Fiera di Basilea, meglio nota nel mondo come Baselworld.

Si tratta indiscutibilmente dell’evento più importante della stagione nel panorama orologiero. Vi parteciperanno tutti i marchi più significativi del settore, se si escludono una decina di marchi che partecipano al Salone di Ginevra.

L’attesa da parte degli appassionati è spesso spasmodica, proprio perché i marchi attendono questo evento per palesare le loro strategie per l’anno a seguire, e per presentare in “pompa magna” le loro nuove creazioni.

Orologio Hamilton ODC X-03 Limited Edition

Una tra queste è stata rivelata da Orologi Hamilton, la nota maison svizzera con DNA statunitense, leader nel mondo sportivo e del volo in genere.

Si tratta dell’Orologio Hamilton ODC X-03 Limited Edition Ref. H51598990, che sarà prodotta in 999 esemplari molti dei quali, come sempre finiranno nelle bacheche dei numerosi collezionisti ed investitori del settore.

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