Blog Archives: Enrico Cannoletta

Omega vende direttamente online, cambia la strategia di Swatch Group

Salgono a 6 i marchi del colosso svizzero che si possono acquistare online

La strategia di Swatch Group riguardo alle vendite online si sta lentamente ma inesorabilmente adeguando ai tempi. E lo fa con un inaspettato salto in avanti.

Finora il gruppo, titolare e/o distributore di 18 marchi di Orologeria aveva adottato una via intermedia riguardo alla vendita diretta. L’apertura di numerose boutique aziendali aveva annunciato una svolta, ma le dichiarazioni ufficiali sono state sempre improntate sul tranquillizzare i concessionari su un’eventuale approdo alle vendite dirette online, almeno per i marchi di prestigio.

Qualche avvisaglia si era comunque già avuta con la scelta di vendita in rete diretta di marchi come Hamilton e Tissot. Ma si tratta comunque di marchi che non toccano il settore lusso.

Con Calvin Klein è stato approntato un tentativo di costituire una rete di concessionari su cui indirizzare i consumatori affezionati al web. Un sistema che consentiva a Swatch Group il controllo diretto di ogni aspetto commerciale su un prodotto di cui l’azienda è distributrice, ma non titolare del marchio.

Successivamente, e nonostante questo tentativo, gli orologi Calvin Klein si trovano in vendita sul sito omonimo.

Oltre a questi ci sono Swatch e Flik-Flak, che a dire il vero sono stati i precursori del commercio retail in rete da parte del colosso elvetico.

La vera sorpresa riguarda però la decisione palesata in questi giorni di vendere direttamente in rete un marchio come Omega, che è stato sempre ritenuto strategicamente uno dei brand da inserire nel comparto del lusso.

La scelta è sicuramente stata ponderata attentamente, ma ciò non toglie che costituisca un duro colpo per i concessionari tradizionali, i quali sono tra l’altro obbligati a un impegno economico abbastanza gravoso per assicurarsi l’esclusiva di zona del brand.

Molti tra essi hanno cercato di correre ai ripari creando un sito e-commerce, ma i fatti dimostrano ampiamente che questa soluzione rischia di divenire ancora più penalizzante per il dettagliante indipendente.

Capita spesso infatti che i grandi marchi che vendono direttamente in rete, impongano per contratto i concessionari a non praticare sconti palesi online. In questo modo il cliente si rivolge quasi esclusivamente al sito ufficiale, che a parità di prezzo ispira maggiore sicurezza. I contratti con i corrieri da parte dei big, sono inoltre più precisi e vincolanti rispetto a quelli del singolo commerciante. E tutto contribuisce a canalizzare le vendite sui siti titolari.

Tutto ciò per dire che se Swatch-Group è arrivata alla determinazione di fare una scelta di questo tipo, probabilmente significa che ha rotto gli indugi.

Omega in vendita online, è qualcosa di più che una notizia. Come già detto è un marchio in bilico tra il settore medio-alto e il lusso. Ciò fa sì che sia un apri-pista per tutti i marchi immediatamente superiori e inferiori al suo livello di percezione sul mercato.

Ricordiamo che Swatch-Group è titolare di brand quali Longines, Certina, Mido, ma anche di altri che portano il nome di Blancpain, Breguet, Glashütte, e altri.

Alcuni tra questi marchi prestigiosi hanno probabilmente risentito della inevitabile flessione che deve essersi verificata sul mercato cinese. E ciò potrebbe avere indotto Swatch Group a valutare un’accelerazione per l’approdo definitivo on-line.

Sta di fatto che sul sito ufficiale di Omega si ha già da ora la possibilità di acquistare il proprio orologio.

Restiamo ora in attesa del prossimo passo, che si prevede possa essere un ulteriore approdo in rete dello shop diretto di un altro brand di Swatch Group.

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Addio a Basilea: dopo Rolex e Patek anche Tag-Heuer e Zenith

Comunicato di LVMH

Dopo il divorzio annunciato da Rolex, Patek Philippe, Chopard e Chanel, è arrivato anche quello del gruppo LVMH.

La Holding che controlla i marchi Tag-Heuer, Zenith e la corazzata Bulgari ha annunciato che si aggregherà al progetto che vede l’organizzazione di un Salone a Ginevra per aprile 2021, in concomitanza con Watches & Wonders.

È un colpo definitivo alle già scarse speranze di vedere una rassegna di altissimo livello a Basilea, come era sempre stato a partire dagli anni ’30 del secolo scorso.

La notizia saliente che appare tra le righe dei comunicati, è che la nuova Fiera dovrebbe seguire il trend già proposto al salone ginevrino negli scorsi anni, che prevede una concentrazione sui professionisti del settore, escludendo o limitando molto l’accesso ai privati e al pubblico in genere.

Nelle dichiarazioni preliminari infatti si cita spesso l’esigenza di voler limitare l’accesso agli addetti ai lavori e ai clienti VIP.

Con questi elementi si possono formulare poche ipotesi. Molto probabilmente la nuova rassegna principe dell’Orologeria mondiale, a Ginevra, sarà frequentata solo da produttori, distributori, concessionari ufficiali e un numero molto ristretto di privati che saranno invitati direttamente dai brand partecipanti.

Si chiude quindi un’epoca. Un lungo periodo che aveva visto il pubblico protagonista. Ma anche un’era in cui si ritenevano importanti il gusto e le preferenze del pubblico da rilevare direttamente sul campo.

Ora probabilmente, i brand sono consci della forza delle loro ricerche e della capacità di saper imporre il trend della moda.

In un verso o nell’altro, questo 2020 ha segnato una svolta epocale nel mondo orologiero.

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Pillole di Orologeria: Waltham Automatic anni ’50

Il settore orologiero è zeppo di esempi che illustrano le alterne vicende dei vari marchi.

Oggi prendiamo ad esempio un orologio che ho restaurato qualche tempo fa, e che venne immesso sul mercato nel corso degli anni ’50 del secolo scorso, da una delle maison storiche del comparto: Waltham.

Si tratta di un marchio della orologeria statunitense che fece la storia nel passato glorioso del settore.

Negli anni ’50, emigrato anch’esso in Svizzera, tento di accreditarsi nello spietato mercato del dopoguerra, e dovette scendere ai compromessi di quelle nobiltà orologiere in difficoltà che non potevano permettersi di allestire una manufacture.

Fu così che Waltham fece la sua comparsa in quell’epoca cruda con orologi come quello che vedete illustrato in foto. Ineccepibile tecnicamente e esteticamente centrato col gusto del suo tempo, ma… equipaggiato da un movimento svizzero AS 1256.

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Digitale o lancette? Interviene l’Almanacco della Scienza

Una delle discussioni più diffuse tra gli appassionati di Orologeria è quella inerente all’evoluzione del sistema di lettura sui segnatempo.

La maggior parte degli utilizzatori e la quasi totalità dei collezionisti si esprimono per il sistema tradizionale, ovvero quello analogico.

Il fascino delle lancette non solo riporta idealmente alla più antica tradizione orologiera che risale al XIV secolo, ma suscita suggestione per l’esaltazione del concetto di meccanica.

L’argomento è stato addirittura oggetto di un articolo pubblicato su Almanacco della Scienza, nientemeno che il mensile a cura del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Sulla prestigiosa rivista online si sviscerano i motivi per cui gli appassionati preferiscono le lancette. Senza ovviamente far dimenticare gli aspetti tecnici e tecnologici del mondo della misurazione del tempo.

Si può leggere l’intero articolo semplicemente cliccando QUI.

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Longines Ferrari, un binomio vincente

Il nome della Ferrari ha avuto molti trascorsi in campo orologiero, passando da collaborazioni sempre prestigiose che hanno fatto la fortuna di alcuni previdenti collezionisti.

Tra tutte vanno ricordate le collezioni distribuite da Cartier attraverso LMC e i fantastici modelli “fuori-serie” istruiti da Girard Perregaux.

L’abbinamento con Longines è stato però un caso particolare di opportunità.

Nel corso dei primi anni ’80, proprio nel periodo di maggiore sofferenza dell’industria svizzera dell’orologio, sottoposta ad un attacco tremendo per l’offensiva del quarzo giapponese, Longines produsse infatti questa fortunata collezione, ancora oggi ricordata con piacere e ambita dai collezionisti.

Fu un’operazione commerciale e di immagine favolosa, che diede di fatto inizio all’epoca d’oro del “lusso accessibile”.

I Longines Ferrari, infatti, pur non essendo a prezzo realmente popolare, si collocarono in una fascia che riusciva ad allettare gli appassionati dei marchi iconici.

Il movimento che li equipaggiava era un ETA a quarzo, al quale venne attribuito un codice univoco Longines.

L’orologio che poniamo oggi sotto i nostri riflettori è proprio un esemplare di questa serie, e precisamente la versione donna, bicolore (acciaio e lamina), con fondo “miele”. Forse la interpretazione più ambita in quel periodo perché rispecchiava la vocazione di eleganza di cui allora godeva Longines, al nome e alla linea mitica evoca cavallino.

Nulla di “rosso” fu utilizzato in questa accezione, a conferma di un messaggio di indipendenza stilistica che intrigò ancora di più gli appassionati.

Il modello che vediamo rappresentato in foto il calibro afferma di chiamarsi L 111.2. In realtà si tratta di ETA 956.112, movimento di punta del grande gruppo elvetico, creato nelle fabbriche di Marin e Grenchen.

La forma della cassa fu studiata in una linea sportiva, consistente in un a forma video molto squadrata. Una via di mezzo tra la comunicazione di alta tecnologia, che fosse però subordinata allo stile.

I quadranti furono sostanzialmente 4: Bianco, Nero o Dorato per la linea maschile, a cui si aggiunse questo indovinatissimo miele per alcuni tra i modelli dedicati alle signore. Le ore potevano essere romane o a index. La data normalmente ad ore “6” ma nelle declinazioni più ambite a ore “3”.

Ancora oggi, a circa 40 anni dall’esordio della serie, non sono pochi i collezionisti che cercano uno di questi esemplari, e trovarne uno in ottimo stato è certamente una soddisfazione per gli amanti del genere.

(Nell’immagine una versione di Longines Ferrari per signora restaurata e perfettamente funzionante, declinata con data a ore “3” e index).

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Baselworld 2019 – Novità da Rolex

Si è fatto un lungo parlare della edizione di quest’anno della Fiera di Basilea, soprattutto per l’annunciata defezione del colosso Swatch Group.

In realtà se si restringe il giudizio alla pura analisi della valenza tecnica dell’esposizione, la manifestazione ha esposto numerosissimi motivi di interesse e inalterata suggestione.

Sicuramente importante, nella fattispecie, il dinamismo dimostrato da una della maison più attese: Rolex.

La casa coronata non ha certo tradito le attese e si è fatta ammirare con novità spesso inaspettate.

Il “Batman” si trasforma

Il GMT-Master II dalla ghiera bicolore blu e nera si presenta con una livrea completamente nuova.

Il bracciale Oyster viene sostituito dal Jubilé. E già da sola questa notizia sarebbe eccezionale. Il bracciale della ormai vecchia generazione viene conservato infatti solo per le versioni in metalli preziosi, ma il classico modello in acciaio avrà da ora un look completamente diverso.

A questa già succosa curiosità si possono aggiungere altre informazioni che interesseranno i tanti fan di Rolex.

Nella collezione GMT-Master II non sarà più presente la versione con ghiera completamente nera, mentre viene confermato il prestigioso movimento calibro 3285 con i suoi 10 brevetti. La spirale Parachrom blu e lo scappamento Chronergy ne esaltano le prestazioni.

Cresce lo Yacht-Master

Anche nella collezione dedicata alla nautica Rolex ha voluto dare i segni della propria attenzione ai più recenti trend.

Finora la linea aveva rispettato i canoni che la costringevano entro i 40 mm. di diametro.

Per la prima volta la misura cresce di 2 mm. e di conseguenza cambia il movimento che lo equipaggia.

Il nuovissimo Rolex Yacht-Master 42 sarà dotato del calibro 3235, che prevede lo scappamento Chronergy.

Il bracciale è costituito da lamelle flessibili costituite da una lega di titanio e nichel, ricoperto interamente da un polimero elastico nero che si chiude in un fermaglio Oysterlock provvisto del sistema Glidelock per unas confortevole e veloce regolazione.

Per la prima volta esisterà una versione di Yacht-Master in oro bianco.

Sea Dweller diviene “prezioso”

Alla sua preziosità tecnica, Sea Dweller aggiunge quella venale. Assistiamo nel 2019 al primo ingresso di un metallo prezioso nella linea.

Si tratta delle versioni arricchite col noto Rolesor giallo che prevede una splendida commistione tra l’acciaio Oystersteel e l’oro giallo.

Confermatissimo il calibro 3235 dopo la sua prima apparizione nella collezione professionale della casa coronata avvenuta nel 2017.

Rimescolamenti nel Day-Date

Il sottotitolo qui sopra non tragga in inganno. Non temano i numerosissimi ammiratori del Day-Date: la collezione non viene stravolta.

Indubbiamente, però, alcuni cambiamenti non sono certo da poco.

Ne è esempio infatti la cancellazione dal catalogo della versione in platino nella declinazione in 36 mm. Questo prezioso materiale sarà da ora in poi presente solo nei modelli da 40 mm.

Numerosissime sono le varianti cromatiche introdotte, che investono l’ambito dei materiali, con declinazioni in oro bianco o giallo, ma anche i quadranti.

La novità tecnica riguarda invece l’adozione del calibro 3255 con la spirale Parachrom blu e lo scappamento Chronergy

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Hip-Hop, l’altro modo di vestire colorato

L’orologio che contribuì a rompere gli schemi.

Quando nacque, negli anni ’80, Hip-Hop seguiva l’onda prorompente dello Swatch, l’orologio che rompendo i vecchi schemi riuscì nell’impresa di salvare l’industria svizzera dall’attacco giapponese.

La forte onda d’urto provocata dagli orologi elettronici LED e soprattutto LCD, fu terribile. Ancora oggi in territorio elvetico ringraziano Nicholas Hayek, che creando Swatch riuscì a mitigare i danni.

L’idea di un orologio che non potesse essere riparato, lasciò comunque una fetta di mercato, seppur momentaneamente, scoperta. Specialmente in Italia, paese romantico e attaccato alle tradizioni, che poi per contrappasso divenne patria dei più grandi collezionisti di orologi plasticosi.

In questa piega di mercato si inserì Hip-Hop (nato da una costola di Breil), che ebbe anche la capacità di interpretare la voglia di rinnovamento estetico, latente tra gli appassionati.

Era un orologio che aggiungeva anche il coinvolgimento dell’olfatto, parametro certamente nuovo e rivoluzionario nel settore.

Ogni Hip-Hop era di un colore diverso e profumato con essenze differenti che ne caratterizzavano la scelta cromatica.

I bracciali intercambiabili, poi, aprirono un mondo di fantasia, consentendo di creare abbinamenti tra il colore delle lancette e quello predominante. Anche questo fatto assolutamente nuovo che aprì orizzonti.

Oggi Hip-Hop offre una gamma di orologi e bracciali che possono soddisfare ogni esigenza.

La forma è restata fedele al prototipo, ma può essere reperito in dimensioni diverse. Ma soprattutto si è scatenata la fantasia per quanto riguarda l’aspetto cromatico.

Ogni Hip-Hop, ormai, è un vero inno alla gioia e presenta soluzioni estetiche che invitano al collezionismo.

Restando anche fedele alla filosofia di un prodotto altamente accessibile.

Possiamo sfogliare un ampio catalogo cliccando sul seguente link: https://www.gioielleriacannoletta.it/categoria-prodotto/hip-hop/

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Patek: le complications orologiere si “inventano”

Quando complicato è bello!

L’Orologeria è forse la sola disciplina che si bea delle proprie complicazioni.

È vero si tratta di un’accezione diversa del termine tradizionale, perché indica un problema già risolto.

Patek Philippe, avendo esaurito nel proprio catalogo ogni sorta di sfida, ha pensato di crearne una nuova, ed ha iniziato dall’interpretazione in chiave moderna del calendario.

Tra i manager e comunque tra i professionisti in ogni settore è gioco forza programmare il proprio calendario armonizzando i vari impegni.

Si è pensato dunque di stabilire un riferimento preciso alle settimane, nominandole con il numero progressivo che portano in relazione all’inizio dell’anno.

Locuzioni come “fissiamo l’appuntamento per giovedì della settimana 23” è sempre più ricorrente e stabilisce termini di certezza.

Ecco quale è stata la spinta che ha indotto alla creazione del calibro 26-330 S C J SE.

Si tratta di un orologio che sotto l’aspetto tecnico ha quasi del rivoluzionario, perché concentra in un solo quadrante le indicazioni che racchiudono i riferimenti giornalieri, settimanali, mensili e annuali.

La data è rappresentata dalla tradizionale finestrella posta a ore “3”. Le indicazioni del giorno della settimana e del numero della settimana corrente sono invece date da due lancette che ruotano a 360° ma con ritmi diversi: una settimanalmente e l’altra il cui percorso dura un intero anno.

Ma lo sviluppare questa funzione non è stato facile. Anche perché Patek ha voluto abbinare la funzione di indicazione del mese senza dimenticare il 365° giorno, che rientra inevitabilmente, quanto meno lui, nella 53.a settimana.

Insomma un turbinio di dati che si incrociano, ma che si presentano agli occhi dell’utilizzatore in un quadrante sobrio, elegante e pulito. Il tutto come se fosse la cosa più banale del mondo.

Il prezioso segnatempo è stato collocato nella linea Calatrava, e si chiama semplicemente “Settimanale”. A testimonianza del fatto che la classe equivale a rendere semplici le cose per altri impossibili.

Nel quadrante cifre e numero rappresentano una grafia manoscritta. Ed ha inoltre un fondo argenté con indici in oro brunito applicati.

Il movimento è a carica automatica e viene alloggiato in una cassa in acciaio del diametro di mm. 40. Lo spessore è contenuto in soli mm. 10,79 che comprendono i due vetri zaffiri, uno dei quali lascia aperta la vista allo splendido meccanismo.

Il modello descritto porta la referenza 5212A ed è a catalogo al prezzo di €. 30.860,00.

Volendo può essere abbinato ai gemelli Patek in oro bianco.

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Cronometro vintage Tag-Heuer Limited Edition HL810

Quando parla la tradizione

Nel 2010, in occasione del suo 150° anniversario, Tag-Heuer decise di celebrare questo importante anniversario con l’uscita di un cronografo iconico.

Si tratta del prestigioso HL810, prodotto in serie limitata, che rievoca i grandi cronografi del passato glorioso del marchio.

Tag-Heuer si è imposta quale massimo esponente dell’orologeria sportiva e nel cronometraggio ad altissimi livelli. Basti solo pensare che nonstante Rolex abbia acquisito il diritto di essere sponsor ufficiale del Campionbato del Mondo di Formula 1, il GP di Montecarlo ha voluto mantenere la collaborazione con Tag-Heuer.

Il crono in questione è notevole non solo per l’aspetto estetico e per la sua vocazione vintage, ma soprattutto per la caratteristica suggestiva del rattrapante.

Quella della segnalazione del tempo intermedio attraverso la lancetta sdoppiante è una delle complications più amate e ambite dell’intero panorama tecnico orologiero.

In questo Tag-Heuer HL810 troviamo quindi la massima espressione tecnica, accompagnata dalla più fulgida tradizione.

Un pezzo che rappresenta per ogni appassionato un punto di riferimento.

Il movimento conta 9 rubini e si presenta equilibrato nell’immagine grazie alla simmetria dei due pulsanti.

È un crono ad alta precisione e lo si evince anche dal range di cronometraggio racchiuso nei 30 minuti, con un’accuratezza a 1/5 di secondo che come sappiamo per un crono manuale è altissima.

A conferma della vocazione iconica di questo crono, si può aggiungere che ha partecipato all’esclusiva “Odissea dei Pionieri” insieme alla casa automobilistica Tesla Motors.

A distanza di quasi 10 anni dalla produzione Tag-Heuer HL810 è difficile da reperire, ma un’attenta ricerca in rete può riservare qualche sorpresa piacevolissima per i collezionisti.

L’ideale sarebbe trovarlo nuovo presso qualche concessionario che abbia voluto conservarlo. E l’impresa non è impossibile.

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Longines Prima Luna L8.112.5.83.6

La femminilità interpretata dalla maison di Saint Imier.

La Collezione Prima Luna di Longines è stata creata per colmare un vuoto enorme nel catalogo del brand. Non esisteva ormai da tempo, infatti un Longines da donna, elegante, di forma tonda.

I predecessori di Prima Luna erano infatti le versioni femminili di Dolce Vita e di Evidenza, rispettivamente rettangolare e tonneau,

Con questa linea Longines si è riappropriata di un’identità che rischiava di venire sorpassata dai tempi.

Il modello che mettiamo oggi sotto i nostri riflettori è la referenza L8.112.5.83.6, che racchiude i canoni di una classe espressa attraverso un abbinamento di colori e di materiali che esalta la pulizia della forma e la rende incisiva.

Oro, acciaio e madreperla si contendono il predominio estetico senza prevalere. Ne risulta quindi un’immagine sobria e equilibrata come il carattere della donna del terzo millennio. Aggiungendo quel briciolo di grinta necessaria per una simbiosi pressoché totale.

Il movimento è un prestigioso calibro svizzero a quarzo costruito in house in ambito di proprietà del gruppo, e dispone del particolare sistema E.O.L. che ne garantisce il controllo della carica di batteria.

L’interno delle maglie e la lunetta sono in oro rosa a 18 kt. mentre il quadrante è in vera madreperla bianca a cui sono stati applicati gli indici in rilievo.

Anche sotto l’aspetto pratico Longines Prima Luna L8.112.5.83.6 risponde a canoni di concretezza, essendo stato testato per resistere ad una pressione di 3 atmosfere. Questa caratteristica lo rende quindi impermeabile per un corretto e sereno uso quotidiano.

La chiusura è del tipo deployante a scomparsa, mentre il vetro è un robusto zaffiro resistente ai graffi e trattato per vincere i riflessi di luce indesiderati. La trasparenza è quasi totale.

Una sorpresa anche il prezzo, reso ancora più invitante da un’offerta speciale che potrete trovare cliccando QUI.

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